Milano - Piazzale Baracca
Key facts
Nel tempo mi hanno dato molti nomi, ma tu puoi chiamarmi con quello che più mi appartiene: la casa dei cento segreti.
Non è che io li voglia nascondere, ma essi si rivelano solo a chi si concede il tempo di scoprirli.
Nel tempo mi hanno dato molti nomi, ma tu puoi chiamarmi con quello che più mi appartiene: la casa dei cento segreti.
Non è che io li voglia nascondere, ma essi si rivelano solo a chi si concede il tempo di scoprirli.
Li custodisco nelle superfici che portano tracce di un tempo che non è più qui, nelle venature del legno che scricchiola appena sotto i tuoi passi, nei riflessi leggermente imperfetti degli specchi, nelle modanature che disegnano i soffitti come i pensieri di chi mi ha abitata prima, rimasti lì, sospesi.
Fuori, la città scorre veloce. Le strade si incrociano, i tram fanno suonare l’aria e i binari, le voci e i suoni della metropoli si sovrappongono espandendosi.
In me, invece, tutto si attenua, tutto si fa calmo, raccolto, silenzioso. Anche il rumore cambia il suo registro: si fa gentile, come chi bussa piano prima di attraversare una soglia.
La luce si diffonde nell’aria, sulle pareti, si posa su arredi e superfici. Non invade nulla, accompagna: con il passare delle ore cambia tono, inclinazione, approdo, e ogni volta sceglie un dettaglio diverso da accendere.
Così anche io mi apro, ma senza fretta. Le mie stanze si lasciano scoprire, una dopo l’altra, come pagine di un libro prezioso, sfogliate con cura.
C’è sempre qualcosa di me che resta appena fuori dallo sguardo: un angolo, una prospettiva, un dettaglio che invita a guardare oltre, a cercare ancora.
E così tu mi attraversi, senza accorgerti davvero di quando hai iniziato a sentirmi tua.
Resta ancora. Ho altri segreti da lasciarti scoprire: non dimenticare il mio nome.
