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B Corp: ovvero come superare il capitalismo e vivere felici

Ecco perché la nostra azienda immobiliare ha deciso di voltare le spalle al capitalismo così come lo conoscevamo finora

No, non stiamo parlando di donare tutti propri guadagni e ritirarsi in un eremo a guardare il mondo dall’alto. Anche perché questo non aiuterebbe il mondo a essere migliore.
Stiamo parlando invece di un’alternativa rispetto al sistema capitalistico così come siamo abituati a conoscerlo, quello cioè volto a generare profitto, a distribuire dividendi agli azionisti, a consumare.

Ma è proprio tutto qui lo scopo di un’impresa? O forse si può andare oltre, verso un modello diverso dove a guadagnare non sia solo l’azienda e a perdere non sia l’ambiente, dove il profitto generato venga condiviso tra tutti gli attori coinvolti? Come gli azionisti e i manager, ma anche i dipendenti, la società e l’ambiente, con un unico obiettivo: quello della felicità.
Un modello win-win, in cui tutti guadagnano e dove il profitto è un mezzo, e non un fine, per raggiungere il traguardo di un mondo migliore per tutti. Dove il valore aggiunto ha un impatto positivo sul mondo, invece di consumarne le risorse senza dare nulla in cambio.

E non si tratta delle idee visionarie di un piccolo manipolo di imprenditori utopisti e illuminati. L’esigenza di un capitalismo più sostenibile si sta facendo strada a livello mondiale, dall’ultimo World Economic Forum di Davos alle parole di Larry Fink, presidente di Blackrock , colosso finanziario statunitense da 6,5 trilioni di dollari, più dei 2 trilioni del Pil italiano.
Così proclama Fink nella sua lettera annuale agli azionisti: “Utili e scopo non sono affatto in contraddizione, anzi risultano indissolubilmente legati tra loro. Gli utili sono essenziali, se una società deve servire efficacemente tutti i suoi portatori d’interesse nel tempo – non solo gli azionisti, ma anche i dipendenti, i clienti e la comunità”.

È questo il senso delle B Corp, ovvero di un movimento globale di imprese che mette in pratica questa nuova idea di capitalismo più sostenibile e responsabile.
L’idea è di utilizzare il profitto come forza positiva di cambiamento, superando il modello estrattivo che fino ad oggi ha guidato gli imprenditori. E che però ha prodotto i danni che tutti sappiamo, dall’allarmante cambiamento climatico che pregiudica il futuro del Pianeta e delle nuove generazioni, all’aumento delle diseguaglianze.
Nel mondo, ad oggi, a fare questa scelta in ben 70 Paesi sono state più di 3200 imprese appartenenti ai più svariati settori, dalla finanza all’energia, dal commercio ai servizi professionali. Per diventare B Corp è necessario ottenere una certificazione rilasciata da B Lab, un ente non profit statunitense, dopo un severo assessment di 300 domande e una successiva verifica sugli standard aziendali di responsabilità sociale, performance ambientale e trasparenza.

Un riconoscimento ottenuto anche da Tirelli & Partners srl Società Benefit, prima tra le immobiliari italiane a ottenere il certificato di B Corp. Durante il processo di certificazione la società ha adottato, come del resto si legge nella sua nuova denominazione, lo status giuridico di Società Benefit.
Il suo nuovo statuto dichiara che l’ottenimento del profitto rappresenta non un fine in sé, ma un mezzo per il raggiungimento dei veri obiettivi della società: la felicità dei dipendenti e la restituzione alla propria comunità.
Ci sono facilitazioni o esenzioni fiscali per questo tipo di società? No, per legge non è previsto alcun beneficio fiscale o economico e dunque si tratta di una scelta che non pesa in nessun modo sulla collettività.

Per noi essere felici è una priorità. La prima riga del nostro statuto lo dice chiaramente: il nostro scopo ultimo è il perseguimento del benessere e della felicità di tutte le persone che fanno parte di Tirelli & Partners attraverso il lavoro in un ambiente solidale e motivante e la partecipazione a un’attività economica a prosperità condivisa”, spiega Marco E. Tirelli, il fondatore della società, che con passione ed entusiasmo ha guidato il complicato processo di certificazione.
“Il nostro essere è essere socialmente responsabili, formula che decliniamo costruendo ogni giorno un modello di impresa che mostri e dimostri la possibilità di un capitalismo responsabile, dove siano banditi lo sfruttamento delle persone, la creazione di eccessive disuguaglianze, lo spreco e l’inquinamento dissennato”. In tal senso lo statuto della società, ad esempio, prevede che il compenso annuo della persona più pagata non possa superare di oltre 7 volte quello della persona meno pagata. Se succede si interviene con un bonus integrativo per riallineare il rapporto.

È chiaro a chiunque voglia tenere gli occhi aperti che i modelli economici estrattivi accelerano le disuguaglianze e il degrado dei sistemi sociali, oltre che di quelli ambientali”, prosegue Marco E. Tirelli. “L’economia basata sul profitto a ogni costo è diventata la padrona del mondo. Per questa ragione, se vogliamo che il mondo resti un luogo accogliente per tutti, occorre che le aziende diventino forza positiva di cambiamento, ridefinendo le priorità che ne guidano l’azione. Il benessere delle persone, la coesione sociale e la rigenerazione dei sistemi naturali devono diventare il cuore dei paradigmi economici a prova di futuro”.

L’idea di meritocrazia secondo la quale a coloro che sono giudicati i migliori (o che molto spesso si autogiudicano tali grazie alla posizione di potere acquisita) competa una quota delle risorse dell’azienda così prevaricante rispetto agli altri,  da lasciarli solo con le briciole, ci è estranea e ci ferisce”, conclude Tirelli. “Ecco dunque che cerchiamo di dimostrare ogni giorno con il nostro lavoro e il nostro successo che un'altra regola è possibile. È la regola per cui, anche in azienda, i diritti e i doveri non sono uguali per tutti: i diritti sono proporzionali a quanto ci manca; i doveri invece a quanto abbiamo”.

Che sia giunto il momento per tutti di superare il capitalismo e vivere felici?